Per un’ecologia del diritto.

seminar ecologiaA Milano il 17 settembre 2016, nell’ambito della manifestazione ”A seminar la buona pianta” si è tenuto un dibattito dal titolo “Per un’ecologia del diritto”, un’interessante discussione che ha avuto per protagonisti Gherardo Colombo ( già magistrato del pool di Milano), Geremia Gios (professore ordinario di Economia agraria presso la Facoltà di Economia dell’Università di Trento e già sindaco di Vallarsa), e Alessandra Quarta (Dottoressa di ricerca in Giurisprudenza presso l’Università di Torino, studia la proprietà e i beni comuni).

I punti salienti del dibattito sono stati:

-          La definizione di libertà intesa come arbitrarietà (posso fare tutto ciò che voglio), e in particolare in rapporto con il concetto di proprietà dei terreni, in contrapposizione al concetto di beni comuni (risorse come l’acqua, l’aria, ecc)

-          Differenze legislative tra stati e inefficacia del principio sanzionatorio per le tematiche ecologiche

-          Necessità di presa di coscienza collettiva per il controllo del rispetto della natura

-          Primi esperimenti di regole efficaci antinquinamento in Val di Non, secondo il principio di precauzione.

Per inquadrare le cosiddette esternalità negative, cioè i danni ambientali, si è partiti dai meccanismi di legge attuali. In generale la definizione di libertà è intesa come arbitrarietà (posso fare tutto ciò che voglio),  la legge poi sanziona, ove avvenga un danno (ormai accaduto) e semmai stabilisce il risarcimento.

Dunque favorisce la tendenza  distruttiva cioè non è (e forse non può essere) orientata alla prevenzione. In quanto se non sono le persone ad introiettare l’importanza della regola, è impossibile pensare un sistema così vasto di controlli.

La legge cioè dovrebbe aiutare le persone a interiorizzare il precetto (ad es. rendersi conto dell’importanza di mettere il casco in moto…) in una realtà dove gli effetti dell’impatto ecologico sono su tempi multigenerazionali. E’ solo da poco tempo che l’inquinamento umano ha raggiunto dimensioni che potrebbero dare luogo alla sesta estinzione di massa (la nostra!), e comunque può essere fuori dalla percezione immediata del danno da parte del singolo individuo.

In pratica invece stiamo assistendo al fenomeno in cui la tutela della proprietà sta diventando più importante della tutela della vita. Ne sono  esempio i brevetti sulle piante ed anche l’autorizzazione a produrre sostanze senza che si sappia come “smontarle” cioè come annullarne gli effetti eventualmente indesiderati (ftalati, solfiti, nitrati ecc…)

In Europa non c’è omogeneità di diritto (ad esempio i paesi scandinavi hanno il diritto di accesso alla natura, che da noi è riservato ai soli cacciatori) e le norme europee sono ecologicamente riduttive (hanno stabilito  in 50 milioni l’indennizzo dello stato italiano per i proprietari dell’ecomostro di Bari, fatto abbattere dalla giustizia italiana) .

Invece l’articolo 42 della Costituzione determina i modi di acquisto e di godimento della proprietà, nonché i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. In tal modo cessa di essere un fenomeno puramente egoistico, da cui deriverebbero vantaggi esclusivamente per il proprietario, per assumere invece un significato più alto di strumento per il perseguimento di benefici collettivi. Il proprietario non potrà usare e abusare del bene a suo piacimento, ma potrà goderne nei limiti in cui il suo godimento sia giustificato da un interesse generale. I limiti e gli obblighi imposti dal legislatore al proprietario mirano quindi a far assolvere alla proprietà quella sua importante funzione. Come al solito purtroppo si può constatare che l’applicazione della costituzione è lontana dalla sua concreta applicazione e dalle tendenze in atto.

Al momento dunque pare che la cosa più efficace può stare principalmente nelle mani dei consumatori, grazie al cosiddetto “voto col portafoglio”, nel senso di dissuadere chi inquina, in particolare in agricoltura, agendo sul boicottaggio economico.

Tuttavia un esperimento in senso normativo si è attuato nel 2010 in Val di Non, dove è stato istituito un “Regolamento dell’agricoltura di Malosco” e nel 2014 un “Regolamento dell’Agricoltura di Vallarsa”, di cui troverete il dettaglio nel link seguente.

http://www.altavaldinon-futurosostenibile.it/index.php/18-articoli-nostri/76-i-regolamenti-dell-agricoltura-di-malosco-e-vallarsa-e-il-principio-di-precauzione

In sintesi vengono definite le sostanze considerate dannose per il comune bene ambientale, si stabiliscono i limiti di utilizzo, e, cosa innovativa, in caso di utilizzo delle sostanze dannose viene richiesta una fidejussione preventiva, a copertura dei costi del possibile danno ambientale successivo.

Dunque, per diverse vie, cambiare è possibile. Sta a noi però di diventare consapevoli del valore delle cose, di tutte le cose. Perché la terra non è privata.

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L’utilità dei vegani, dei blogger e degli show-cooking.

biofera 1Venerdi 9 settembre ero alla Biofera di Canzo, una fiera storica del Bio alla 29.ma edizione (immagine a lato), mentre il giorno successivo sono andato al Sana di Bologna, l’evento nazionale per eccellenza. Ovviamente due realtà molto diverse ma utili per le considerazioni che scaturiscono dal confronto.

La Biofera si conserva negli anni quasi uguale a se stessa, dandoci la rassicurante sensazione di continuità delle cose che resistono nel tempo grazie alle buone radici: impostazione analoga, espositori nuovi e antichi, molti vecchi amici che mantengono saldo il loro credo verso il Bio o magari sono stati sostituiti dai figli. Il tutto con un forte legame con la comunità locale.

Il Sana, che confesso ho disertato per qualche anno per eccesso di presenza dell’industria alimentare, quest’anno sembra aver ritrovato una sua misura, un suo equilibrio che apre tuttavia una finestra sul futuro, visto che i numeri del Bio, specie nel nostro paese sono in forte crescita. Questo implica  che stiamo passando da un mercato di nicchia ad uno di massa. I pericoli di questo passaggio sono da tempo all’attenzione(ad es. al convegno annuale per L’agricoltura Biodinamica così si espressero il viceministro Andrea Olivero, in accordo col presidente dell’ass.Biodinamica Carlo Triarico e Paolo Carnemolla presidente di Federbio) nel timore di non poter garantire i giusti controlli al settore con questi ritmi di crescita.

Però questa crescita ha degli aspetti qualitativamente positivi: ad es. dagli stand è scomparso completamente l’olio di palma. Dunque il mercato ha dovuto tenere conto delle richieste dei consumatori che si stanno facendo più attente e culturalmente meno manipolabili.

Questi fattori di sviluppo qualificato si riconoscono nelle realtà espositive fortemente orientate ai prodotti vegani ed alla presenza di molti show cooking con cuochi e blogger al seguito.

Questi fenomeni hanno indubbiamente contribuito ad una  crescita consapevole del settore: il forte vento vegano ha soffiato nella vela degli interessi salutistici delle persone, mentre chef, blogger e varie trasmissioni televisive sul cibo hanno contribuito ad aumentare la cultura del cibo, la conoscenza funzionale delle materie prime e a facilitare l’approccio al cambiamento di alimentazione.

Non dimentichiamo che per anni ( e forse ancora adesso) nei negozi la gente a proposito del tofu ha chiesto: “…ma come si cucina?”.

Più in generale mi sento di poter concludere che tutto ciò ha prodotto consumatori meno passivi, e più convinti col proprio ruolo di poter determinare le scelte industriali verso il buon cibo che non consuma il pianeta.

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Novità e segnalazioni dal Sana 2016

Della miriade di prodotti presentati, alcuni un pò per averli cercati o visti con il rastrellamento sistematico degli stand, altri un pò per caso, vi segnalo una piccola selezione di prodotti che per diverse ragioni mi hanno colpito. senzuovo bv

Piccole cose che cambiano la vita. Per chi ha nostalgia delle uova nell’impasto dei dolci. Sostituto dell’uovo per dolci vegan “Senz’uovo” Baule Volante. ingredienti. farina di ceci tostata, amido di mais, addensante farina di carrube, curcuma in polvere.         calzature canapa

 

 

 

Il veganesimo ha ridato ali all’animalismo, all’ecologia, all’agricoltura bio. In questo caso ha dato scarpe :-). La canapa sta avendo una diffusione inarrestabile in ogni settore.

 

colorantiColoranti alimentari naturali. Per una cucina variopinta.

 

 

 

 

 

 

arachidi biolatinaArachidi prodotte e tostate in Italia da Biolatina, un’azienda biodinamica storica fondata nel 1985 (col nome di Agrilatina). Le ho provate, sono ottime!

 

 

betullaL’acqua di betulla Isolabio. Purtroppo invece dal listino di questa società è sparita la bevanda a base di Chufa. (ci consola un altro produttore che la presentava).

 

 

 

 

 

mopurLa linea di prodotti vegan MOPUR, sul tipo de il muscolo di grano. Prodotto simile al seitan ma con anche proteine dei legumi. Simula consistenza e gusto della carne, ma cito dal loro sito: “MOPUR è una nuova concezione di prodotto derivato dal grano. Si basa su un processo di fermentazione naturale che utilizza l’azione di un lievito madre messo a punto per questa lavorazione caratteristica.
Tale procedimento innovativo abbatte di oltre il 40% il glutine iniziale, con evidenti vantaggi sulla digeribilità di questa complessa proteina del grano.” Cioè è tollerato dagli intolleranti al glutine (non parlo di celiaci). Altri prodotti della casa sono a base di lupino, molto benefico ma attualmente abbastanza difficile da trovare.

 

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Impressioni dal SANA 2016

Non si può condensare in poche righe il sapore di una visita al SANA che rimane la più grande fiera del BIO d’Italia, e che quest’anno sembra aver ritrovato una sua misura, un suo equilibrio, dopo alcune edizioni meno riuscite.

Quest’anno pur nella sempre più significativa presenza nel settore della GDO, ritorna con prepotenza la sensazione di una convinzione forte di chi produce bio, forse vivificato dal nuovo vento vegano e della rinnovata ricerca della salubrità degli ingredienti dei prodotti.

sana 2016Mi piace connotare quest’edizione con l’immagine di un giovane visitatore, un millennial vitale quanto vivace con pantaloni e capelli verdi (sic!)  e con una T-Shirt che è tutto un giocoso programma (“faccio arrabbiare come pochi”).

Per un giovane come lui, verde anche nella testa e nel cuore, un simpatico Pippi Calzelunghe Green, riesco ad immaginare possibile un futuro “sano e sostenibile” per cui continuare a impegnare le nostre vite.

Ne vale la pena. :-)

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La sofferenza degli addetti nella macellazione industriale.

Quando parliamo di tematiche animaliste c’è un argomento che viene affrontato di rado: l’impatto emotivo sugli addetti alla macellazione industriale.

L’articolo di Le monde su Internazionale n.1167 “Lavorare nei mattatoi fa male alla salute” affronta questa tematica con testimonianze dirette. Un addetto alla macchina sgozzatrice di uno stabilimento dove si macellano 2500 maiali al giorno, afferma: “Io non sono un tipo sensibile. Mio nonno uccideva i maiali nella sua fattoria, ho già visto cose del genere. Ma farlo nella catena di montaggio è insopportabile. Sembra di essere in un campo di sterminio”. Oppure. “Questa non è vita. Siamo esseri umani, non selvaggi”. E ancora “Quando sto alla sgozzatrice non lo dico a nessuno. Neanche a mia moglie”.

Chi lavora nei macelli a contatto diretto con queste realtà è devastato da ciò che deve fare per trasformare un essere vivente in cibo asetticamente amorfo per le tavole dei carnivori. Le aziende hanno difficoltà a reperire il personale necessario, anche se non è richiesta particolare specializzazione. Sempre più spesso si ricorre a personale interinale, sovente costituito da immigrati. Un’analoga situazione veniva segnalata in Canada in gennaio in un articolo di Lifegate, di cui forniamo il link.

I tempi sono maturi e i fatti sono sotto gli occhi di tutti, se non giriamo la testa, per fare una passo di consapevolezza verso la compassione per gli animali ed evitare atti di crudeltà e di violenza nei loro confronti, quali avvengono negli allevamenti e nei macelli industriali. Anche per i lavoratori addetti a queste attività.

http://www.lifegate.it/persone/news/canada-nessuno-vuole-piu-lavorare-nei-macelli

macelli

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L’IMPERO DEL MAIS (estratti da M.Pollan”il dilemma dell’onnivoro”)

L’IMPERO DEL MAIS (estratti da “il dilemma dell’onnivoro” di M.Pollan).

Così è sottotitolata la prima parte del libro su LA CATENA INDUSTRIALE. SlowFood ispirò a questo capitolo l’allestimento del suo stand  ad Expo. Perché il mais per svariate ragioni, che esamineremo in prossime “puntate”, è la coltivazione di gran lunga più diffusa al mondo.

E anche se non lo mangiamo direttamente ce ne nutriamo in modo indiretto: ma per il cibo industriale la sua composizione è così complessa da richiede l’indagine di un esperto, e Pollan lo è. Così verifica che l’industria dell’allevamento col mais nutre bovini, polli, maiali, pesci ecc. Quindi dal mais derivano latte, formaggi, uova. Non solo ma in una crocchetta di pollo provengono dal mais anche l’amido che fa da collante per l’impanatura, anch’essa di farina di mais. La frittura finale avviene ovviamente in olio di mais.

Se guardiamo alle bevande non va meglio, in quanto la maggior parte è dolcificata con uno sciroppo a base di mais: si chiama HFCS, high-fructose corn syrup. E si può trovare presente in “Termini come amido modificato, sciroppo di glucosio, maltodestrine, fruttosio cristallizzato, acido ascorbico, lecitina, destrosio, acido lattico, lisina, maltosio, HFCS, MSG, olio di semi vari, caramello, gomma xantana, ecc.” Lo troviamo anche in prodotti non alimentari come cosmetici, sacchi della spazzatura, pesticidi, additivi, imballaggi… per arrivare alla conclusione che:  «Se è vero che siamo quel che mangiamo, allora siamo mais».

A questo punto, qualcuno si potrà chiedere: “ok, ma qual è il problema?” . Analizzeremo nei prossimo articoli le argomentazioni di Pollan. Per ora limitiamoci a riflettere su qual è l’impatto per dimensioni di una simile monocultura, rispetto alla biodiversità, e quali squilibri ha consentito grazie alla sua produttività che lo ha imposto per la sua grande redditività. L’immagine riporta l’estensione delle coltivazioni nel mondo.mais nel mondo

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Il forum “Città intelligenti contro l’inquinamento” di Air Quality Alliance

Senz’aria non possiamo sopravvivere che pochi minuti. Questo per ricordarci l’importanza che questo prezioso elemento riveste per tutti noi. Il 21 luglio 2016 gente in rappresentanza di tutti i continenti si è riunita  a Milano in un forum dal titolo “Città intelligenti contro l’inquinamento”. Al di là e al di sopra delle nazioni, delle etnie, delle religioni, delle ideologie l’emergenza ambientale ci può rendere concordi e solidali per affrontare questo problema che ci accomuna. Con questa manifestazione Air Quality Alliance, un’organizzazione internazionale che promuove la ricerca, le politiche e lo sviluppo di tecnologie per migliorare la qualità dell’aria, ha dato espressione a realtà protagoniste. Così abbiamo potuto raccogliere le testimonianze di Tabriz (Iran), Melbourne (Australia), San Pietroburgo (Russia), Città del Messico(Messico), Beijing (China) e Merano (Italia) esplorando le tematiche specifiche sia su piccola che su grande scala.

Sul fronte della tecnologia l’attenzione è stata focalizzata da Airlite,  una vernice in grado di assorbire con grande efficacia l’inquinamento. Un dato per capire: in un anno 10.000 m2 di Airlite eliminano 251 kg di NOx, mentre 10.000 m2 di alberi ad alto fusto riducono 223 mg di NOx, che equivalgono alla quantità di ossidi di azoto prodotti da 1800 autovetture. Inoltre ha anche ottime capacità sia antibatteriche che di isolamento termico.

Hanno parlato di Airlite anche le aziende che ne hanno entusiasticamente abbracciato l’utilizzo come Ikea, Unicredit, Banca Intesa, la catena di hotel Best Westen, tutti nella convinzione che la qualità dell’aria degli ambienti interni sia determinante per il nostro benessere. Spesso non consideriamo che l’inquinamento infatti è maggiore negli ambienti interni rispetto all’esterno.

Ikea ha lanciato una simpatica iniziativa per far conoscere questo prodotto innovativo: 21 artisti in 19 città italiane  hanno realizzato dei murales con queste vernici che assorbiranno l’inquinamento.

Si stima che a Milano ogni anno circa 5000 persone siano vittima di patologie legate all’inquinamento, che comunque ridurrebbe la vita di ogni milanese di circa undici mesi, dunque sviluppare strategie e tecnologie per contrastarlo, e diffonderle è importantissimo. E ci restituisce la speranza.

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Tampax, ecologia e parità di genere.

zanaQuest’argomento è di quelli che, per un malinteso senso del pudore, sono tabù. Tuttavia ha molti aspetti che impattano sia sulla salute delle donne, sia sulla loro condizione sociale, sia sull’ambiente.

Abigail Jones di Newsweek ha scritto un interessante articolo sul tema, ripreso da Internazionale n.1153  del 13\19 maggio 2016.

Occorre fare una distinzione rispetto alle tipologie di impatto se si tratta di paesi “occidentali” o di paesi “in via di sviluppo”.

Nel caso dei paesi occidentali la prima attenzione va al fatto che mediamente“…nell’arco della sua vita una donna ha un tampone inserito nella vagina per più di centomila ore. I tamponi possono contenere residui di erbicidi chimici…” dunque in condizioni che possono enormemente facilitarne l’assorbimento. Consideriamo che la coltivazione del cotone è quella che fa uso della maggior quantità di pesticidi al mondo.

Oltre a questo nei soli Stati Uniti “…ogni anno finiscono nelle discariche venti milioni tra applicatori, tamponi e assorbenti… “. Altro aspetto non secondario è la tassazione su questi prodotti, per un mercato globale che ha raggiunto i 30 miliardi di dollari. Nella maggior parte del mondo hanno un’imposta ordinaria, tipica dei beni superflui. Ma sarebbe più giusto fossero esenti o godessero della tassazione come beni di prima necessità. (Nel 2016 l’on.Civati ha presentato una proposta di legge per ridurre l’iva dal 22 al 4%). Nel mondo si sta comunque affermando una corrente di pensiero per l’assoluta gratuita dei presidi, in particolare per le fasce economicamente deboli (ad es. donne carcerate o senza tetto).

E qui spostiamo l’attenzione su ciò che accade nei paesi in via di sviluppo. Qui oltre alle suddette tematiche di ordine ecologico ed economico, se ne innestano altre di tipo socio-culturale che riguardano sia la parità di genere, sia le economie dei paesi.

Infatti oltre agli ostacoli economici che impediscono l’accesso a questi presidi, per antiche credenze in molti paesi il ciclo è una “maledizione”.  Ne consegue che le donne nella fatidica settimana sono come segregate dalla vita sociale normale, con grave pregiudizio delle cosiddette pari opportunità.

Ad es.in Kenya, primo paese al mondo ad avere eliminato le imposte sui prodotti legati al ciclo, si stima che: “…un milione di adolescenti perde fino a sei settimane di scuola all’anno a causa delle mestruazioni. Al momento della pubertà il numero delle ragazze che lasciano la scuola è il doppio di quello dei ragazzi.

Se ogni ragazza del Kenya finisse le superiori, nel corso della sua vita il pil del paese aumenterebbe del 46 per cento”dice Gina Reiss-Wilchins della ZanaAfrica foundation che fornisce ogni anno non solo assorbenti igienici, ma anche educazione alla salute sessuale a diecimila ragazze in tutto il paese. E aggiunge: “ Stiamo facendo una piccola rivoluzione silenziosa”. http://www.zanaafrica.org/

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Ecologia è anche umanità viva.

E’ bello vivere in una città dove i poeti scrivono le loro poesie sui muri. Il ponte di ferro della ferrovia di Porta Genova da tempo è una sorta di galleria a cielo aperto. Oggi queste sono le nuove poesie, che poeti segreti donano alla città. Che grazie a loro vive il nuovo rinascimento.

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Agire social è ecologia applicata!

insegna panorama 2 interno 1 tea timeMilano è sempre più social, dunque sempre più ecologica. Centinaia di iniziative nascono in città all’insegna della condivisione, del risparmio e …dell’intelligenza. Oggi parliamo di un’iniziativa partita già da tempo, ma non per questo nota a tutti.

BRIChECO, nato del 2012 da una collaborazione tra Legambiente e Controprogetto, è “un laboratorio aperto dedicato a chi ha un progetto per la testa e vuole realizzarlo. A chi ha tempo e non ha soldi, a chi ha progetti  ma non ha spazio. A chi vuole stupirsi della propria manualità e sedersi su una sedia fatta da sé. A chi vuole realizzare qualcosa che non esiste. A chi non ama gli sprechi e lo sfruttamento ingiustificato delle risorse del pianeta. Al Geppetto e al Pinocchio che è in noi.”

E’ un’associazione che si trova in  via G. De Castillia, 26, in quella che i milanesi chiamano la nuova stecca (degli artigiani) al quartiere Isola.

Chi si iscrive può utilizzare nello spazio-falegnameria tutti gli utensili necessari per lavorare il legno, con l’assistenza volontaria di falegname-i esperte-i.  L’ambiente ed il clima dei rapporti tra le persone sono veramente della massima collaboratività ed amicizia. E ci può andare anche solo per bere un social the.  A fianco anche l’officina per le bici. Orari di apertura limitati al mercoledì e al sabato dalle 15 alle 19 ed anche dalle 21 alle 24. A volte i volontari aprono anche in altri giorni ma è da verificare. bricheco.org

P.S. se avete legno di cui volete disfarvi, ma ancora utilizzabile, portatelo qui. Sicuramente qualcuno lo utilizzerà! :-)

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