Abbiamo troppe auto in Italia?

troppe auto in italiaInquinamento, occupazione del suolo, modello di vita…ecc.ecc.? Indipendentemente dalle motivazioni guardiamo i dati delle auto pro-capite. A parte il Lussemburgo che avendo solo 543.000 abitanti non fa testo, abbiamo di gran lunga il maggior numero di auto a testa in Europa. Ecco i dati elaborati nel 2015 dal Centro Studi Continental su fonti Aci e Istat
DATO EUROPA 487 auto ogni 1.000 abitanti
DATO ITALIA 608,1 auto ogni 1000 abitanti
Chi viene dopo e a che distanza?
GERMANIA 539
FRANCIA 512
SPAGNA 476
REGNO UNITO 464.
E in Italia qual è la mappa per regione?
Valle d’Aosta 1051,3 auto ogni 1000 abitanti (per condizioni vantaggiose per l’immatricolazione)
Trentino Alto Adige 710
Umbria 682,4
Molise 643,2
Marche 639,6
Veneto 602,4
Lombardia 587,9
Campania 569,5
Puglia 549,9
Liguria 522,7
Vale la pena di rifletterci. Al link l’articolo completo

http://www.repubblica.it/motori/sezioni/attualita/2015/01/06/news/quante_vetture_circolano_in_italia_-103859738/

 

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Produrre metano con energia rinnovabile.

metanoRicercatori italiani mettono a punto un sistema rivoluzionario per produrre metano (metano CO2 neutrale) che non aumenta la CO2 prodotta dal ciclo energetico, ed ha tutta una serie di benefici per l’ambiente e un utilizzo energetico non inquinante. Sarà un’altra scoperta di cui ci dimenticheremo?

http://www.promedianet.it/pdf_articoli/CI_08_042_046_PP.pdf

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Diciture ingannevoli, “galline allevate a terra” (Per consumatori consapevoli) .

Non è il solito articolo sulle diciture delle uova, che comunque riporto, ma vorrei richiamare l’attenzione su una di queste diciture che induce facilmente un’errata interpretazione.

Dunque le diciture che compaiono sulle uova sono un codice, di cui la prima lettera indica le modalità di allevamento.

codici uova bis

Ma facciamo un passo in più cerchiamo di interpretare questi dati in modo più percepibile.

Ovviamente l’allevamento in gabbia è atroce, perché 750 cmq sono un quadrato di 23,4cm di lato (in una gabbia per tutta la vita!ed è il 90% degli animali).

codice uova 3Ma la successiva modalità codice2-galline allevate a terra- viene percepito come un notevole plus, tant’è vero che viene enfatizzato dalle scritte sulle confezioni. In realtà questi animali sono confinati al chiuso con una presenza di 9 galline al metro quadro. Che significa 1111 cmq ciascuna e cioè un quadrato di  33,35 cm. Quindi un affollamento come su un bus all’ora di punta.

Il vero cambiamento si verifica con l’allevamento all’aperto (cod.1), che offre a parità di spazio a terra al coperto da 2,5 fino a 4metri quadrati all’aperto.

Meglio ancora se biologico (cod.0), che incrementa anche lo spazio al coperto (solo 6 galline per metro quadro) e limita a 3000 il numero massimo di galline per capannone.  In pratica l’allevamento bio di solito offre spazi aperti anche maggiori e vede in qualche caso  l’adozione opzionale di metodiche atte a favorire ulteriormente il benessere delle ovaiole. Ad es. le cosiddette arche mobili, pollai su ruote, che periodicamente vengono spostate per offrire sempre condizioni ottimali di pascolo su terreni sempre ricchi di erba e nutrienti, non contaminati da eccessivo accumulo delle deiezioni  delle galline stesse. (foto delle arche mobili alla cascina Santa Brera di San Giuliano milanese)

uova arche

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Primavera silenziosa di Rachel Carson è di nuovo in libreria!

primavera silenziosaPrimavera silenziosa di Rachel Carson è di nuovo in libreria. Ed.Feltrinelli 10Eu. Il titolo nasce dalla strage di animali, che prima ci allietavano con i loro canti, dovuta all’uso di insetticidi chimici, ecc. in agricoltura. Dall’introduzione di Al Gore alla ristampa del 1992 estrapoliamo alcune frasi significative…

“…Nel 1962, quando Primavera Silenziosa venne pubblicato per la prima volta, la parola “ambiente” non faceva parte del vocabolario politico…Primavera Silenziosa giunse come un grido nel deserto, una trattazione profondamente sentita, minuziosamente documentata, scritta in modo brillante, che cambiò il corso della storia… Non sorprende quindi che il libro e la sua autrice… dovettero scontrarsi con l’opposizione di quanti si arricchivano grazie all’inquinamento… subito un coro di voci si levò ad accusare Carson di essere un’isterica e un’estremista. .. Venne messa in discussione anche la sua credibilità scientifica: gli oppositori finanziarono la propaganda che apparentemente confutava il suo lavoro…

Stava scrivendo anche contro un’ortodossia, le cui radici risalivano agli esordi della rivoluzione scientifica, secondo cui l’uomo (e, naturalmente, s’intendeva il maschio della nostra specie) era il centro e il signore di ogni cosa…L’assurdità di tale visione del mondo in base alla prospettiva odierna indica quanto sia stata rivoluzionaria Rachel Carson…Ma Primavera Silenziosa non poté essere messo a tacere…gettò i semi di un nuovo attivismo che è venuto crescendo in una delle più grandi forze popolari di tutti i tempi… La pubblicazione…può giustamente essere vista come l’inizio del moderno movimento ambientalista… Nonostante la forza del ragionamento di Carson, nonostante provvedimenti come quello della messa la bando del DDT negli Stati Uniti, la crisi ambientale è andata peggiorando non migliorando…I difensori di queste sostanze chimiche, senza dubbio, daranno le solite risposte: gli studi sui soggetti umani non dimostrano un legame diretto tra sostanze chimiche e malattie; la coincidenza non equivale alla causalità… e ripeteranno lo stesso discorso che i test  sugli animali non si traducono sempre, assolutamente e senza scampo con gli stessi risultati  nella specie umana…

rachel carson

rachel carson

L’influenza di Rachel Carson va ben oltre i confini degli argomenti specifici di Primavera Silenziosa. Ci ha riportati a un’idea fondamentale, incredibilmente dimenticata dalla civiltà moderna: l’interconnessione profonda che esiste tra gli esseri umani e l’ambiente naturale.”

 

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Cafo, gli orrori segreti dell’allevamento industriale

 

CAFO, sta per Concentrated Animal Feeding Operation e descrive il modello industriale di allevamento che gli Stati Uniti hanno perfezionato e che si sta diffondendo nel mondo.

…la macina del mangime…ogni giorno, cinquecento tonnellate di granaglie entrano nella macina…dall’altra parte dell’edificio, le autocisterne pompano in appositi silos migliaia di litri di grassi liquidi e supplementi proteici…lì vicino si trovano fusti di vitamine ed estrogeni sintetici, oltre a cassoni pieni di sacchi da 25 chili di antibiotici (Rumesin e Tylosin)… ( da Il dilemma dell’onnivoro di M.Pollan)

CAFO per allevamento da carne, a perdita d'occhio in Idaho.

CAFO per allevamento da carne, a perdita d’occhio in Idaho.

La lista degli effetti deleteri dei Cafo è lunga: dall’enorme quantità di liquami prodotti, all’inquinamento ambientale, ai rischi per la salute umana, alla distruzione del paesaggio, alla cancellazione delle comunità agricole locali. Non è inusuale che un Cafo di 100 acri (40 ettari circa) produca liquami quanto una città di 100 000 abitanti. (da Slowfoodnews Luca Bernardini)

 

allevamento di vitelli da latte in Wisconsin

allevamento di vitelli da latte in Wisconsin

 

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L’impero invincibile?

michael pollanL’impero invincibile. Un articolo imperdibile di Michael Pollan su Internazionale n.1176. Ci rivela la struttura di questo sistema impazzito.
Sapete cos’ è Big Food? “ …un sistema alimentare organizzato intorno alle monoculture di mais e soja sovvenzionate dallo stato (che) richiede enormi quantità di carburanti fossili … e produce un’incredibile quantità di gas serra: un terzo delle emissioni totali, secondo alcune stime… Alla base c’è Big Ag, il complesso industriale di produzione di mais e soja… (che) fornisce foraggi a Big Meat, l’industria… della carne…e degli ingredienti per i trasformati… Al vertice della piramide catene di supermercati e fast food. “ Il tutto controllato in gran parte da quattro aziende. Un impero invincibile? No, c’è speranza : “Il potere del movimento per il cibo sta nella forza delle sue idee e nel fascino delle sue aspirazioni…” La speranza sta nella consapevolezza del consumatore. Dunque è un cambiamento culturale che ci viene richiesto. Quando questo avviene “tutto ciò che sta in mezzo può essere spazzato via. Anche Golia.”

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Primo posto per la green economy italiana!

Buone notizie! Quest’anno la green economy italiana è al primo posto in Europa. Alternativa Sostenibile anticipa i dati della relazione che sarà presentata a Rimini l’8 e 9 novembre agli Stati Generali della Green  Economy 2016. Rispetto a gas serra, rinnovabili, efficienza energetica, riciclo dei rifiuti, eco-innovazione, agroalimentare di qualità ecologica, capitale naturale e mobilità sostenibile (nonostante alcuni punti deboli) realizziamo “la migliore performance complessiva tra le cinque principali economie europee, con rilevanti possibilità di sviluppo”.

mondo verdeArticolo completo  su http://www.alternativasostenibile.it/articolo/la-green-economy-italiana-in-europa-e-nel-mondo-un-anteprima-sugli-stati-generali-della-green-economy-2016-.html

 

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Viti più resistenti ai parassiti. Perché non si diffondono?

nuove vitiEsistono viti a minore impatto ambientale che richiedono meno trattamenti perchè più resistenti ai parassiti? La risposta è si! Perché non si diffondono? Per tutelare il mercato.
Esistono molte varietà di viti, la Vitis vinifera, quella normalmente in uso subì un attacco gravissimo intorno al 1870 da parte della filossera, cui si ovviò ricorrendo agli innesti su viti americane resistenti al parassita.
Alla Vitis labrusca , più precisamente. Si tratta della varietà nota come Fragola o Isabella, da cui si produceva un vino “fragolino” che era molto popolare nel Veneto e nel Friuli-Venezia Giulia, come tanti altri vini prodotti da uve di Vitis labrusca.
“Purtroppo” questi vini hanno un’alta produttività, un basso costo (non necessitano di tutti gli antiparassitari e concimi richiesti invece dalla Vitis vinifera con risparmi annuali di migliaia di euro) ma, secondo gli esperti, hanno una qualità minore.
Questo causava una concorrenza ai vini pregiati e DOC provocando un ribasso della qualità e dei prezzi e “il mercato europeo ne risentiva”.
Per questa ragione l’Unione Europea ha vietato la vinificazione dell’uva labrusca. Questi vini continuano ad essere prodotti e consumati senza problemi negli USA, in Svizzera, in Austria (gli austriaci non hanno tollerato che l’EU eliminasse un loro prodotto tipico e hanno preteso ed ottenuto una deroga a questa assurda legge).
Ma la ricerca va avanti e oggi sono disponibili per la coltivazione varietà evolute da questi innesti con ottime caratteristiche e ottima resistenza ai parassiti, e dunque necessitanti di non più di due-tre trattamenti all’anno (per chi vuole usarli) contro gli 8-10 o più, attualmente in uso.
Ce ne parla diffusamente con grande competenza Andrea Gabbrielli in questo articolo sul Gambero rosso (2015).

http://www.gamberorosso.it/it/component/k2/1022070-appunti-di-degustazione-i-nuovi-vini-da-vitigni-resistenti

SE IL CAMBIAMENTO NON AVVIENE, COME AL SOLITO IN REALTA’ LA RAGIONE E’ PURAMENTE ECONOMICA.

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Le 100 sfumature del verde-bio

dubbio alimentareMi fido o non mi fido. Dopo le accese discussioni seguite alla trasmissione sugli enti certificatori del bio di Report, alcune considerazioni come consumatore in funzione del fornitore. Al momento dell’acquisto qual è la scala di fiducia sulla natura biologica dei prodotti? Proviamo a ragionare:
1° livello (ovvio) alimenti autoprodotti, non si discute, ma devo saper coltivare bio (chi è causa del suo mal…),
2° livello alimenti acquistati direttamente da aziende personalmente conosciute, devo quantomeno avere grande fiducia nel produttore conosciuto, specie se dichiara di coltivare biologico senza avere certificazione
3° livello (A) organizzazioni di consumatori (GAS, Alveare, cooperative di consumatori), fiducia nella preparazione del responsabile del controllo sul produttore, a cui delego il controllo medesimo
3° livello (B) negozi biologici specializzati, si da fiducia alle conoscenze ed al rigore del negoziante di solito molto preparato sul tema e assolutamente interessato a tutelare il bene costituito dalla sua clientela
4° livello catene di supermercati biologici specializzati (Naturasì, Bio c’ Bon, ecc.), si da fiducia agli uffici acquisti e di controllo della qualità centralizzati, di solito rigorosi, mentre il personale in loco non sempre ha grande conoscenza\esperienza del settore
5° livello negozi non specializzati che offrono sia biologico che non biologico, realtà eterogenea che non indica una scelta precisa di campo da parte del negoziante, che non sempre è preparato. Qui comincia a diventare difficile fidarsi senza avere una conoscenza diretta dei prodotti, anzi a volte il venditore può avere conoscenze errate sul biologico, verso cui ha un atteggiamento spesso di puro interesse commerciale
6° livello supermercati non specializzati, con settori bio, anche qui non c’è una scelta precisa di campo e, viste le grandi dimensioni, eventuali problemi sul bio non vengono considerati molto significativi per l’azienda. Dunque sono i più esposti alle truffe, per i grandi volumi e la focalizzazione sul contenimento a volte esasperato dei prezzi.
Quest’ultima è la situazione che richiede massima competenza nel consumatore per discernere dalle informazioni in etichetta, dalla marca e direi …un certo fiuto che deriva dalla conoscenza se comprare o meno un prodotto.
Come vedete c’è una serie di …sfumature del verde-bio che mette in risalto l’importanza della preparazione del compratore, quanto più si allontana dal primo livello.
Fidarsi sempre o non fidarsi mai del nostro prossimo è impossibile. Perciò è importante conoscere la materia e valutare con oggettività la propria preparazione per non esporsi a situazioni a rischio, e semmai delegando a chi ne sa di più.
Molti anni or sono si coniò il termine consum-attore per sottolineare il ruolo più attivo che dobbiamo dimostrare nei nostri processi di acquisto.

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I controlli sul biologico

I dubbi sulla sicurezza dei prodotti Bio sono ricorrenti su FB, rinfocolati in occasione di articoli di giornale o servizi televisivi. Un argomento spesso utilizzato riguarda la poca serietà dei controlli.
Tuttavia quasi mai si parla delle frodi che vengono riscontate: quali e quante sono?
Innanzitutto una frode in campo Bio significa che non ci si è attenuti ai disciplinari della produzione bio e magari viene riscontrata la presenza di prodotti chimici che nel prodotto convenzionale sono perfettamente leciti, dunque se non etichettati bio sarebbero perfettamente commercializzabili. Nel convenzionale invece le frodi possono anche contravvenire gravemente la vendibilità dei prodotti.
Fatta questa precisazione, nel 2005 fatte 100 le ispezioni i numeri delle contestazioni furono 40 nel comparto convenzionale\chimico a fronte di solo 4 nel bio. Un settore per sua natura a forte motivazione etica.
La fonte autorevole di questi dati è Antonio Corbari, produttore storico e già presidente AIAB della Lombardia(vedi in video al link).
Altro concetto base è che statisticamente le contraffazioni sono sempre avvenute sulla grande distribuzione per grandi quantitativi per prodotti di importazione, per i piccoli produttori storici il gioco non vale la candela. E’ importante tornare a conoscere le mani che producono il nostro cibo.

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