Primavera silenziosa di Rachel Carson è di nuovo in libreria!

primavera silenziosaPrimavera silenziosa di Rachel Carson è di nuovo in libreria. Ed.Feltrinelli 10Eu. Il titolo nasce dalla strage di animali, che prima ci allietavano con i loro canti, dovuta all’uso di insetticidi chimici, ecc. in agricoltura. Dall’introduzione di Al Gore alla ristampa del 1992 estrapoliamo alcune frasi significative…

“…Nel 1962, quando Primavera Silenziosa venne pubblicato per la prima volta, la parola “ambiente” non faceva parte del vocabolario politico…Primavera Silenziosa giunse come un grido nel deserto, una trattazione profondamente sentita, minuziosamente documentata, scritta in modo brillante, che cambiò il corso della storia… Non sorprende quindi che il libro e la sua autrice… dovettero scontrarsi con l’opposizione di quanti si arricchivano grazie all’inquinamento… subito un coro di voci si levò ad accusare Carson di essere un’isterica e un’estremista. .. Venne messa in discussione anche la sua credibilità scientifica: gli oppositori finanziarono la propaganda che apparentemente confutava il suo lavoro…

Stava scrivendo anche contro un’ortodossia, le cui radici risalivano agli esordi della rivoluzione scientifica, secondo cui l’uomo (e, naturalmente, s’intendeva il maschio della nostra specie) era il centro e il signore di ogni cosa…L’assurdità di tale visione del mondo in base alla prospettiva odierna indica quanto sia stata rivoluzionaria Rachel Carson…Ma Primavera Silenziosa non poté essere messo a tacere…gettò i semi di un nuovo attivismo che è venuto crescendo in una delle più grandi forze popolari di tutti i tempi… La pubblicazione…può giustamente essere vista come l’inizio del moderno movimento ambientalista… Nonostante la forza del ragionamento di Carson, nonostante provvedimenti come quello della messa la bando del DDT negli Stati Uniti, la crisi ambientale è andata peggiorando non migliorando…I difensori di queste sostanze chimiche, senza dubbio, daranno le solite risposte: gli studi sui soggetti umani non dimostrano un legame diretto tra sostanze chimiche e malattie; la coincidenza non equivale alla causalità… e ripeteranno lo stesso discorso che i test  sugli animali non si traducono sempre, assolutamente e senza scampo con gli stessi risultati  nella specie umana…

rachel carson

rachel carson

L’influenza di Rachel Carson va ben oltre i confini degli argomenti specifici di Primavera Silenziosa. Ci ha riportati a un’idea fondamentale, incredibilmente dimenticata dalla civiltà moderna: l’interconnessione profonda che esiste tra gli esseri umani e l’ambiente naturale.”

 

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Cafo, gli orrori segreti dell’allevamento industriale

 

CAFO, sta per Concentrated Animal Feeding Operation e descrive il modello industriale di allevamento che gli Stati Uniti hanno perfezionato e che si sta diffondendo nel mondo.

…la macina del mangime…ogni giorno, cinquecento tonnellate di granaglie entrano nella macina…dall’altra parte dell’edificio, le autocisterne pompano in appositi silos migliaia di litri di grassi liquidi e supplementi proteici…lì vicino si trovano fusti di vitamine ed estrogeni sintetici, oltre a cassoni pieni di sacchi da 25 chili di antibiotici (Rumesin e Tylosin)… ( da Il dilemma dell’onnivoro di M.Pollan)

CAFO per allevamento da carne, a perdita d'occhio in Idaho.

CAFO per allevamento da carne, a perdita d’occhio in Idaho.

La lista degli effetti deleteri dei Cafo è lunga: dall’enorme quantità di liquami prodotti, all’inquinamento ambientale, ai rischi per la salute umana, alla distruzione del paesaggio, alla cancellazione delle comunità agricole locali. Non è inusuale che un Cafo di 100 acri (40 ettari circa) produca liquami quanto una città di 100 000 abitanti. (da Slowfoodnews Luca Bernardini)

 

allevamento di vitelli da latte in Wisconsin

allevamento di vitelli da latte in Wisconsin

 

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L’impero invincibile?

michael pollanL’impero invincibile. Un articolo imperdibile di Michael Pollan su Internazionale n.1176. Ci rivela la struttura di questo sistema impazzito.
Sapete cos’ è Big Food? “ …un sistema alimentare organizzato intorno alle monoculture di mais e soja sovvenzionate dallo stato (che) richiede enormi quantità di carburanti fossili … e produce un’incredibile quantità di gas serra: un terzo delle emissioni totali, secondo alcune stime… Alla base c’è Big Ag, il complesso industriale di produzione di mais e soja… (che) fornisce foraggi a Big Meat, l’industria… della carne…e degli ingredienti per i trasformati… Al vertice della piramide catene di supermercati e fast food. “ Il tutto controllato in gran parte da quattro aziende. Un impero invincibile? No, c’è speranza : “Il potere del movimento per il cibo sta nella forza delle sue idee e nel fascino delle sue aspirazioni…” La speranza sta nella consapevolezza del consumatore. Dunque è un cambiamento culturale che ci viene richiesto. Quando questo avviene “tutto ciò che sta in mezzo può essere spazzato via. Anche Golia.”

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Primo posto per la green economy italiana!

Buone notizie! Quest’anno la green economy italiana è al primo posto in Europa. Alternativa Sostenibile anticipa i dati della relazione che sarà presentata a Rimini l’8 e 9 novembre agli Stati Generali della Green  Economy 2016. Rispetto a gas serra, rinnovabili, efficienza energetica, riciclo dei rifiuti, eco-innovazione, agroalimentare di qualità ecologica, capitale naturale e mobilità sostenibile (nonostante alcuni punti deboli) realizziamo “la migliore performance complessiva tra le cinque principali economie europee, con rilevanti possibilità di sviluppo”.

mondo verdeArticolo completo  su http://www.alternativasostenibile.it/articolo/la-green-economy-italiana-in-europa-e-nel-mondo-un-anteprima-sugli-stati-generali-della-green-economy-2016-.html

 

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Viti più resistenti ai parassiti. Perché non si diffondono?

nuove vitiEsistono viti a minore impatto ambientale che richiedono meno trattamenti perchè più resistenti ai parassiti? La risposta è si! Perché non si diffondono? Per tutelare il mercato.
Esistono molte varietà di viti, la Vitis vinifera, quella normalmente in uso subì un attacco gravissimo intorno al 1870 da parte della filossera, cui si ovviò ricorrendo agli innesti su viti americane resistenti al parassita.
Alla Vitis labrusca , più precisamente. Si tratta della varietà nota come Fragola o Isabella, da cui si produceva un vino “fragolino” che era molto popolare nel Veneto e nel Friuli-Venezia Giulia, come tanti altri vini prodotti da uve di Vitis labrusca.
“Purtroppo” questi vini hanno un’alta produttività, un basso costo (non necessitano di tutti gli antiparassitari e concimi richiesti invece dalla Vitis vinifera con risparmi annuali di migliaia di euro) ma, secondo gli esperti, hanno una qualità minore.
Questo causava una concorrenza ai vini pregiati e DOC provocando un ribasso della qualità e dei prezzi e “il mercato europeo ne risentiva”.
Per questa ragione l’Unione Europea ha vietato la vinificazione dell’uva labrusca. Questi vini continuano ad essere prodotti e consumati senza problemi negli USA, in Svizzera, in Austria (gli austriaci non hanno tollerato che l’EU eliminasse un loro prodotto tipico e hanno preteso ed ottenuto una deroga a questa assurda legge).
Ma la ricerca va avanti e oggi sono disponibili per la coltivazione varietà evolute da questi innesti con ottime caratteristiche e ottima resistenza ai parassiti, e dunque necessitanti di non più di due-tre trattamenti all’anno (per chi vuole usarli) contro gli 8-10 o più, attualmente in uso.
Ce ne parla diffusamente con grande competenza Andrea Gabbrielli in questo articolo sul Gambero rosso (2015).

http://www.gamberorosso.it/it/component/k2/1022070-appunti-di-degustazione-i-nuovi-vini-da-vitigni-resistenti

SE IL CAMBIAMENTO NON AVVIENE, COME AL SOLITO IN REALTA’ LA RAGIONE E’ PURAMENTE ECONOMICA.

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Le 100 sfumature del verde-bio

dubbio alimentareMi fido o non mi fido. Dopo le accese discussioni seguite alla trasmissione sugli enti certificatori del bio di Report, alcune considerazioni come consumatore in funzione del fornitore. Al momento dell’acquisto qual è la scala di fiducia sulla natura biologica dei prodotti? Proviamo a ragionare:
1° livello (ovvio) alimenti autoprodotti, non si discute, ma devo saper coltivare bio (chi è causa del suo mal…),
2° livello alimenti acquistati direttamente da aziende personalmente conosciute, devo quantomeno avere grande fiducia nel produttore conosciuto, specie se dichiara di coltivare biologico senza avere certificazione
3° livello (A) organizzazioni di consumatori (GAS, Alveare, cooperative di consumatori), fiducia nella preparazione del responsabile del controllo sul produttore, a cui delego il controllo medesimo
3° livello (B) negozi biologici specializzati, si da fiducia alle conoscenze ed al rigore del negoziante di solito molto preparato sul tema e assolutamente interessato a tutelare il bene costituito dalla sua clientela
4° livello catene di supermercati biologici specializzati (Naturasì, Bio c’ Bon, ecc.), si da fiducia agli uffici acquisti e di controllo della qualità centralizzati, di solito rigorosi, mentre il personale in loco non sempre ha grande conoscenza\esperienza del settore
5° livello negozi non specializzati che offrono sia biologico che non biologico, realtà eterogenea che non indica una scelta precisa di campo da parte del negoziante, che non sempre è preparato. Qui comincia a diventare difficile fidarsi senza avere una conoscenza diretta dei prodotti, anzi a volte il venditore può avere conoscenze errate sul biologico, verso cui ha un atteggiamento spesso di puro interesse commerciale
6° livello supermercati non specializzati, con settori bio, anche qui non c’è una scelta precisa di campo e, viste le grandi dimensioni, eventuali problemi sul bio non vengono considerati molto significativi per l’azienda. Dunque sono i più esposti alle truffe, per i grandi volumi e la focalizzazione sul contenimento a volte esasperato dei prezzi.
Quest’ultima è la situazione che richiede massima competenza nel consumatore per discernere dalle informazioni in etichetta, dalla marca e direi …un certo fiuto che deriva dalla conoscenza se comprare o meno un prodotto.
Come vedete c’è una serie di …sfumature del verde-bio che mette in risalto l’importanza della preparazione del compratore, quanto più si allontana dal primo livello.
Fidarsi sempre o non fidarsi mai del nostro prossimo è impossibile. Perciò è importante conoscere la materia e valutare con oggettività la propria preparazione per non esporsi a situazioni a rischio, e semmai delegando a chi ne sa di più.
Molti anni or sono si coniò il termine consum-attore per sottolineare il ruolo più attivo che dobbiamo dimostrare nei nostri processi di acquisto.

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I controlli sul biologico

I dubbi sulla sicurezza dei prodotti Bio sono ricorrenti su FB, rinfocolati in occasione di articoli di giornale o servizi televisivi. Un argomento spesso utilizzato riguarda la poca serietà dei controlli.
Tuttavia quasi mai si parla delle frodi che vengono riscontate: quali e quante sono?
Innanzitutto una frode in campo Bio significa che non ci si è attenuti ai disciplinari della produzione bio e magari viene riscontrata la presenza di prodotti chimici che nel prodotto convenzionale sono perfettamente leciti, dunque se non etichettati bio sarebbero perfettamente commercializzabili. Nel convenzionale invece le frodi possono anche contravvenire gravemente la vendibilità dei prodotti.
Fatta questa precisazione, nel 2005 fatte 100 le ispezioni i numeri delle contestazioni furono 40 nel comparto convenzionale\chimico a fronte di solo 4 nel bio. Un settore per sua natura a forte motivazione etica.
La fonte autorevole di questi dati è Antonio Corbari, produttore storico e già presidente AIAB della Lombardia(vedi in video al link).
Altro concetto base è che statisticamente le contraffazioni sono sempre avvenute sulla grande distribuzione per grandi quantitativi per prodotti di importazione, per i piccoli produttori storici il gioco non vale la candela. E’ importante tornare a conoscere le mani che producono il nostro cibo.

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Per un’ecologia del diritto.

seminar ecologiaA Milano il 17 settembre 2016, nell’ambito della manifestazione ”A seminar la buona pianta” si è tenuto un dibattito dal titolo “Per un’ecologia del diritto”, un’interessante discussione che ha avuto per protagonisti Gherardo Colombo ( già magistrato del pool di Milano), Geremia Gios (professore ordinario di Economia agraria presso la Facoltà di Economia dell’Università di Trento e già sindaco di Vallarsa), e Alessandra Quarta (Dottoressa di ricerca in Giurisprudenza presso l’Università di Torino, studia la proprietà e i beni comuni).

I punti salienti del dibattito sono stati:

-          La definizione di libertà intesa come arbitrarietà (posso fare tutto ciò che voglio), e in particolare in rapporto con il concetto di proprietà dei terreni, in contrapposizione al concetto di beni comuni (risorse come l’acqua, l’aria, ecc)

-          Differenze legislative tra stati e inefficacia del principio sanzionatorio per le tematiche ecologiche

-          Necessità di presa di coscienza collettiva per il controllo del rispetto della natura

-          Primi esperimenti di regole efficaci antinquinamento in Val di Non, secondo il principio di precauzione.

Per inquadrare le cosiddette esternalità negative, cioè i danni ambientali, si è partiti dai meccanismi di legge attuali. In generale la definizione di libertà è intesa come arbitrarietà (posso fare tutto ciò che voglio),  la legge poi sanziona, ove avvenga un danno (ormai accaduto) e semmai stabilisce il risarcimento.

Dunque favorisce la tendenza  distruttiva cioè non è (e forse non può essere) orientata alla prevenzione. In quanto se non sono le persone ad introiettare l’importanza della regola, è impossibile pensare un sistema così vasto di controlli.

La legge cioè dovrebbe aiutare le persone a interiorizzare il precetto (ad es. rendersi conto dell’importanza di mettere il casco in moto…) in una realtà dove gli effetti dell’impatto ecologico sono su tempi multigenerazionali. E’ solo da poco tempo che l’inquinamento umano ha raggiunto dimensioni che potrebbero dare luogo alla sesta estinzione di massa (la nostra!), e comunque può essere fuori dalla percezione immediata del danno da parte del singolo individuo.

In pratica invece stiamo assistendo al fenomeno in cui la tutela della proprietà sta diventando più importante della tutela della vita. Ne sono  esempio i brevetti sulle piante ed anche l’autorizzazione a produrre sostanze senza che si sappia come “smontarle” cioè come annullarne gli effetti eventualmente indesiderati (ftalati, solfiti, nitrati ecc…)

In Europa non c’è omogeneità di diritto (ad esempio i paesi scandinavi hanno il diritto di accesso alla natura, che da noi è riservato ai soli cacciatori) e le norme europee sono ecologicamente riduttive (hanno stabilito  in 50 milioni l’indennizzo dello stato italiano per i proprietari dell’ecomostro di Bari, fatto abbattere dalla giustizia italiana) .

Invece l’articolo 42 della Costituzione determina i modi di acquisto e di godimento della proprietà, nonché i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. In tal modo cessa di essere un fenomeno puramente egoistico, da cui deriverebbero vantaggi esclusivamente per il proprietario, per assumere invece un significato più alto di strumento per il perseguimento di benefici collettivi. Il proprietario non potrà usare e abusare del bene a suo piacimento, ma potrà goderne nei limiti in cui il suo godimento sia giustificato da un interesse generale. I limiti e gli obblighi imposti dal legislatore al proprietario mirano quindi a far assolvere alla proprietà quella sua importante funzione. Come al solito purtroppo si può constatare che l’applicazione della costituzione è lontana dalla sua concreta applicazione e dalle tendenze in atto.

Al momento dunque pare che la cosa più efficace può stare principalmente nelle mani dei consumatori, grazie al cosiddetto “voto col portafoglio”, nel senso di dissuadere chi inquina, in particolare in agricoltura, agendo sul boicottaggio economico.

Tuttavia un esperimento in senso normativo si è attuato nel 2010 in Val di Non, dove è stato istituito un “Regolamento dell’agricoltura di Malosco” e nel 2014 un “Regolamento dell’Agricoltura di Vallarsa”, di cui troverete il dettaglio nel link seguente.

http://www.altavaldinon-futurosostenibile.it/index.php/18-articoli-nostri/76-i-regolamenti-dell-agricoltura-di-malosco-e-vallarsa-e-il-principio-di-precauzione

In sintesi vengono definite le sostanze considerate dannose per il comune bene ambientale, si stabiliscono i limiti di utilizzo, e, cosa innovativa, in caso di utilizzo delle sostanze dannose viene richiesta una fidejussione preventiva, a copertura dei costi del possibile danno ambientale successivo.

Dunque, per diverse vie, cambiare è possibile. Sta a noi però di diventare consapevoli del valore delle cose, di tutte le cose. Perché la terra non è privata.

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L’utilità dei vegani, dei blogger e degli show-cooking.

biofera 1Venerdi 9 settembre ero alla Biofera di Canzo, una fiera storica del Bio alla 29.ma edizione (immagine a lato), mentre il giorno successivo sono andato al Sana di Bologna, l’evento nazionale per eccellenza. Ovviamente due realtà molto diverse ma utili per le considerazioni che scaturiscono dal confronto.

La Biofera si conserva negli anni quasi uguale a se stessa, dandoci la rassicurante sensazione di continuità delle cose che resistono nel tempo grazie alle buone radici: impostazione analoga, espositori nuovi e antichi, molti vecchi amici che mantengono saldo il loro credo verso il Bio o magari sono stati sostituiti dai figli. Il tutto con un forte legame con la comunità locale.

Il Sana, che confesso ho disertato per qualche anno per eccesso di presenza dell’industria alimentare, quest’anno sembra aver ritrovato una sua misura, un suo equilibrio che apre tuttavia una finestra sul futuro, visto che i numeri del Bio, specie nel nostro paese sono in forte crescita. Questo implica  che stiamo passando da un mercato di nicchia ad uno di massa. I pericoli di questo passaggio sono da tempo all’attenzione(ad es. al convegno annuale per L’agricoltura Biodinamica così si espressero il viceministro Andrea Olivero, in accordo col presidente dell’ass.Biodinamica Carlo Triarico e Paolo Carnemolla presidente di Federbio) nel timore di non poter garantire i giusti controlli al settore con questi ritmi di crescita.

Però questa crescita ha degli aspetti qualitativamente positivi: ad es. dagli stand è scomparso completamente l’olio di palma. Dunque il mercato ha dovuto tenere conto delle richieste dei consumatori che si stanno facendo più attente e culturalmente meno manipolabili.

Questi fattori di sviluppo qualificato si riconoscono nelle realtà espositive fortemente orientate ai prodotti vegani ed alla presenza di molti show cooking con cuochi e blogger al seguito.

Questi fenomeni hanno indubbiamente contribuito ad una  crescita consapevole del settore: il forte vento vegano ha soffiato nella vela degli interessi salutistici delle persone, mentre chef, blogger e varie trasmissioni televisive sul cibo hanno contribuito ad aumentare la cultura del cibo, la conoscenza funzionale delle materie prime e a facilitare l’approccio al cambiamento di alimentazione.

Non dimentichiamo che per anni ( e forse ancora adesso) nei negozi la gente a proposito del tofu ha chiesto: “…ma come si cucina?”.

Più in generale mi sento di poter concludere che tutto ciò ha prodotto consumatori meno passivi, e più convinti col proprio ruolo di poter determinare le scelte industriali verso il buon cibo che non consuma il pianeta.

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Novità e segnalazioni dal Sana 2016

Della miriade di prodotti presentati, alcuni un pò per averli cercati o visti con il rastrellamento sistematico degli stand, altri un pò per caso, vi segnalo una piccola selezione di prodotti che per diverse ragioni mi hanno colpito. senzuovo bv

Piccole cose che cambiano la vita. Per chi ha nostalgia delle uova nell’impasto dei dolci. Sostituto dell’uovo per dolci vegan “Senz’uovo” Baule Volante. ingredienti. farina di ceci tostata, amido di mais, addensante farina di carrube, curcuma in polvere.         calzature canapa

 

 

 

Il veganesimo ha ridato ali all’animalismo, all’ecologia, all’agricoltura bio. In questo caso ha dato scarpe :-). La canapa sta avendo una diffusione inarrestabile in ogni settore.

 

colorantiColoranti alimentari naturali. Per una cucina variopinta.

 

 

 

 

 

 

arachidi biolatinaArachidi prodotte e tostate in Italia da Biolatina, un’azienda biodinamica storica fondata nel 1985 (col nome di Agrilatina). Le ho provate, sono ottime!

 

 

betullaL’acqua di betulla Isolabio. Purtroppo invece dal listino di questa società è sparita la bevanda a base di Chufa. (ci consola un altro produttore che la presentava).

 

 

 

 

 

mopurLa linea di prodotti vegan MOPUR, sul tipo de il muscolo di grano. Prodotto simile al seitan ma con anche proteine dei legumi. Simula consistenza e gusto della carne, ma cito dal loro sito: “MOPUR è una nuova concezione di prodotto derivato dal grano. Si basa su un processo di fermentazione naturale che utilizza l’azione di un lievito madre messo a punto per questa lavorazione caratteristica.
Tale procedimento innovativo abbatte di oltre il 40% il glutine iniziale, con evidenti vantaggi sulla digeribilità di questa complessa proteina del grano.” Cioè è tollerato dagli intolleranti al glutine (non parlo di celiaci). Altri prodotti della casa sono a base di lupino, molto benefico ma attualmente abbastanza difficile da trovare.

 

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